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 Riconoscere le allergie alimentari

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Gisella

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MessaggioTitolo: Riconoscere le allergie alimentari   Gio Apr 05, 2012 7:44 pm

Non sempre è buon appetito
Attenti alle reazioni che denotano le intolleranze

La velocità con cui l'uomo vive la propria esistenza e la mancanza del tempo necessario per ritagliarsi degli spazi propri anche per esigenze primarie, quali un tranquillo pasto, sembrano coinvolgere, con il passar del tempo, anche la salute dei cani.
Una realtà non tanto paradossale proprio perché alcune patologie possono essere ricondotte alla gestione "industrializzata" della loro
alimentazione.
In effetti, cibi canini preconfezionati, e spesso arricchiti con additivi, e una dieta non variata risolvono indubbiamente la già complicata vita dei proprietari, ma possono essere causa di reazioni immunitarie comunemente definite "allergie alimentari":
Terza causa di dermatite pruriginosa dopo l'allergiada morso di pulce e da inalazione, quella alimentare risulta effettivamente tanto più frequente quanto più a lungo per mesi o negli anni uno stesso alimento viene somministrato ad un esemplare e quanto più sia scadente o ricco di additivi e conservanti.
Ma alla base del tutto, se pur volessimo semplificare, sta comunque una reazione soggettiva e fuori controllo del sistema immunitario del cane che reagisce con la produzione esacerbata dei cosiddetti "anticorpi" a seguito dell'ingestione di sostanze che gli studiosi definiscono "antigeni'.
Questi antigeni altro non sono se non componenti dell'alimento; tra i maggiori indiziati le proteine, meno frequentemente carboidrati, additivi e conservanti.
Tra i cibi che più spesso provocano allergie, ricordiamo la carne bovina o di pollo, le uova, il mais, il frumento, i prodotti lattiero-caseari, la soia.
Raramente le allergie alimentari sono, invece, da imputarsi a carne di maiale, riso o pesce.
Il sintomo che fa sospettare questa patologia è essenzialmente un prurito piuttosto intenso, non stagionale, che inizia solitamente nell'animale giovane sotto l'anno di età e che si localizza soprattutto ai piedi, all'addome, alle ascelle e all'inguine, talvolta esclusivamente nella parte interna del padiglione auricolare.
Ovviamente, a forza di grattarsi, il cane può aggravare questa sintomatologia provocandosi aree alopeciche (senza pelo) e lesioni cutanee che aprono la strada a infezioni batteriche.
Meno frequentemente può essere presente una forma gastro-enterica con vomito e diarrea, mentre non è stata riscontrata alcuna predisposizione di sesso.
Diagnosticare un'allergia alimentare non è tanto difficile concettualmente, quanto nella messa in pratica della procedura che lo permette.
Questo accade perché, unavolta escluse altre frequentissime cause di prurito (es. le parassitosi), il proprietario deve essere erudito su una necessaria nuova gestione alimentare del cane mediante un cibo con cui l'animale non sia sicuramente mai venuto a contatto precedentemente per poterlo, nell'arco di molte settimane, "disintossicare" da quello sospetto.
Fermo restando l'importanza della gradualità del passaggio alla nuova dieta in almeno 3-5 giorni, essa, una volta iniziata, dovrà essere assolutamente rigorosa ed esclusiva per almeno due mesi, tempo necessario per capire se veramente il prurito fosse o meno causato dal cibo somministrato precedentemente.
Tale dieta, ovviamente, dovrà essere in grado di rispondere alle esigenze alimentari del cane e dovrà consistere nell'associazione di una nuova, unica fonte proteica e di una di carboidrati.
Solitamente, vista la frequenza con cui vitello e pollo entrano nella composizione dei più comuni alimenti per cani, saranno anatra, coniglio, cavallo, quaglia, fino ai più esotici struzzo e canguro, a rappresentare le fonti monoproteiche delle cosiddette diete commerciali "ad esclusione".
Queste ultime, indubbiamente molto pratiche e complete, hanno però la grande incognita di contenere additivi e conservanti, essi stessi imputabili come potenziali allergeni.
Ma d'altronde trovare il tempo per preparare accuratamente al nostro beneamato una dieta casalinga bilanciata, con fonte proteica e di carboidrati come il riso (rapporto l a 2), in un'epoca frenetica come la nostra risulta piuttosto ostico.
In ogni caso, dieta commerciale o casalinga che sia, dopo una durata di almeno due mesi, durante i quali nessun'altra fonte alimentare, nemmeno in quantità irrisoria, deve giungere al palato vorace del cane, il veterinario potrà cominciare a tirare le prime somme per un tentativo di diagnosi.
Se nel frattempo il prurito è scomparso, le lesioni regredite, il pelo ricresciuto sulle aree precedentemente alopeciche, è probabile che il nostro cane fosse e sia un soggetto allergico all'alimento precedentemente somministrato.
Una conferma dell'ipotesi deve necessariamente venire dalla prova empirica di risomministrare gradualmente il cibo precedente che, se "colpevole'; dovrebbe indurre nuovamente la sintomatologia in un tempo variabile dalle 4 ore fino a venti giorni dalla reintroduzione dello stesso nella dieta del cane.


Articolo di Sara Ceccarelli
Tratto dal periodico ENCI "I nostri Cani" n° 6/2011


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